Francesco Don Giovanni

  • 2015 / Graphic design

Progetto grafico per due film-documentari del regista pugliese Francesco Dongiovanni.
“Anapeson – Senza sonno” è un documentario su “Casino del Duca”, un antico palazzo-castello-masseria, per secoli fulcro della vita antropologica della Puglia e del Sud, oggi deturpato e dimenticato. Il film, narrato attraverso il racconto del viaggiatore settecentesco Carlo Ulisse De Salis Marschlins è una riflessione sul Tempo e sulla Storia, come lascito, come rovine, sul contrasto tra i fasti passati e il degrado attuale, sulla modernità distratta e dominata dal brutto. Nel poster c’è sia la rievocazione storica e la citazione “filologica” attraverso il lettering, ridisegnato sulla base di un’antica insegna presente nel film, sia l’emotività del racconto attraverso la composizione degli elementi: la vita rurale che domina la comunità, la malinconia dello sguardo della mucca.

Le immagini di “Giano”, come le definisce il regista stesso, sono “piccole visioni da un film (non finito) sul tempo”. Una vecchia pellicola di famiglia ritrovata in un cassetto. Una grande casa di campagna dell’infanzia, abbandonata. Foto di un archivio, che hanno cent’anni e più. Una passeggiata in un cimitero di provincia.
Il progetto grafico è strettamente connesso al concetto di “tempo” e al titolo del film.
Giano era infatti nell’epoca arcaica il dio legato ai cicli naturali, il dio degli inizi, materiali e immateriali. Nel poster, il ciclo, il loop temporale, viene rappresentato come il fermo immagine di una pellicola in movimento, in cui la stessa donna si sdoppia proprio come la divinità arcaica, solitamente raffigurata con due volti, poiché capace di guardare contemporaneamente il passato e il futuro.

Graphic design for two documentary films by the Apulian director Francesco Dongiovanni.
“Anapeson – Sleepless” is a documentary on “Casino del Duca”, an ancient palace-castle-farm, for centuries the fulcrum of the anthropological life of Puglia and the South, today disfigured and forgotten. The film, narrated through the story of the eighteenth-century traveler Carlo Ulisse De Salis Marschlins is a meditation on Time and History, as a legacy, as ruins, on the contrast between past glories and current degradation, on a distracted modernity dominated by ugliness.
The poster includes both the historical recall and the “philological” quote through the lettering, redesigned on the basis of an ancient signboard displayed in the film, and the emotionality of the story through the composition of the elements: the rural life that dominates the community, the melancholy of the cow’s gaze.

The images of “Giano”, as the director himself defines them, are “small visions from a film (unfinished) about time”. An old family film found in a drawer. A large, abandoned childhood country house. Photos from an archive, one hundred years old and older. A walk in a provincial cemetery.
The graphic project is closely connected to the concept of “time” and to the title of the film.
In fact, in the Archaic age, Giano was the god linked to the natural cycles, the god of beginnings, both material and immaterial. In the poster, the cycle, the temporal loop, is represented as the still image of a moving film, in which the same woman doubles herself just like the archaic deity, usually portrayed with two faces, as able to look at the past and the future.


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